RACCOLTA DI POESIE
POESIE di Fabio Strinati

 

GROVIGLIO

Salvadanaio mentale sprofonda nel disordine
coi fumi forestieri,
 
cicalini vibratori e megafoni interni
che ignorano la mantide
attanagliata nelle vene tormentose.
 
Clemenza che sbircia oltre uno sgretolato muro,
 
e nessuno che sparla per sprechi d’anime
nei metalli al cuoio,
di annunci lontani dipanati durante tempi
per le salite esposte.

 

DEPRESSIONE
 
 Privo di me stesso striscio, crepo mi spello
nell’indebolimento di un contorno vago e circonciso,
 
come nella lente spessa che trapassa
un solo presente temporaneo e luoghi
 
malmenati che fingono,
 
anch’essi scorticati dal tempo opaco
che fulmina istanti piegati da ipocrite sequenze
transitorie.

 

SVUOTARSI
 
 Ho la morte nel suo turno che snatura
i fossi carichi di foglie sfuggite ai venti
lasciate marcire dagli alberi ricurvi,
 
fotografie di attimi in scatole
gonfie di stagioni anormali,
 
vesciche ai piedi delle bestie mature
in un folto brulicare di urli
oltre staccionate riempite di fori
che trafiggono il mio stesso sguardo vuoto,
 
e la morte, che si spoglia della vita
curvata verso buche denutrite
in stati confusamente terminali.

 

DENTRO
 
 Scruto nel sacco dei miei ricordi come bocche
di spartiti, foschie,
 
montano a quadrati illogici pensieri
che mi contengono fin dal principio...
 
dentro un tempo provvisorio, vivo
un’esistenza scellerata
come di un profilo secolare che annaspa
in acque torbide e smania,
 
passaporti sui marciapiedi di una volta.

 

FREQUENTAZIONI
 
 Alberi vessati sciolti nel vento,
 
udito una svista fragile, sferzata
una pagina di carta scolorita
senza dipartita nei ghetti osannati,
e frasi di piaghe e di batteri
verso una deriva sommersa
da fatti, misfatti triturati
in spesse vicissitudini incompiute,
 
alberi chiusi, riposti nella stiva.

 

IO E IO
 
Credo che la vita sia il mio principale aguzzino,
 
e quando ci sono quelle giornate umide
e le mosche bidonate nella lordura del momento,
mi ritiro nel mio bureau di taccuini,
guardo il cielo e mi rivedo spiaccicato
su quelle lente nuvole stracolme d’acqua,
in quei giorni stringati di dicembre
e i cortili imbiancati come lenzuoli d’avi e di morte!

 

Autore: Fabio Strinati
Messo on line in data: Giugno 2017

Torna al titolo